DAL DDL ALLA ‘LEGGE CAPITALI’: GUIDA ALLA LETTURA 

a cura di Domenico M. Callipo e Nicola de Luca

In data 12-03-2024 è stata pubblicata in G.U. la L. 5 marzo 2024 n. 21, rubricata «Interventi a sostegno della competitività dei capitali e delega al Governo per la riforma organica delle disposizioni in materia di mercati dei capitali recate dal testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e delle disposizioni in materia di società di capitali contenute nel codice civile applicabili anche agli emittenti» (la “Legge Capitali”). Entrerà in vigore il 27-03-2024. 

La novella, in linea con il Decreto Competitività e con il Decreto Rilancio, mira alla crescita del mercato italiano, favorendo la domanda di capitali da parte delle imprese. È un provvedimento difficile da leggere, perché in molte sue parti interviene per abrogare, modificare, o integrare altri provvedimenti. Può essere utile quindi una breve guida alla lettura.

Dei 27 articoli di cui la Legge Capitali si compone le disposizioni di maggiore impatto sono quelle contenute nel Capo I, in materia di semplificazione in materia di accesso e regolamentazione dei mercati di capitali.

PMI quotate e società diffuse tra il pubblico in maniera rilevante. Viene innalzata (art. 2) fino a 1 miliardo di Euro (in precedenza la soglia era di 500 milioni) la capitalizzazione di borsa che qualifica le PMI quotate (espressione da non confondere con quella di PMI e, soprattutto, di s.r.l.-PMI) e le distingue dalle società quotate ordinarie. La disciplina delle PMI quotate è principalmente costituita da un regime più flessibile in tema di trasparenza degli assetti proprietari e di offerte pubbliche di acquisto obbligatorie. 

Viene modificata anche la disciplina – e con essa la nozione – degli emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico, con l’obiettivo sostanziale di evitare l’equiparazione di questi emittenti alle società quotate. La disciplina delle quotate viene confermata in alcuni casi per le sole società con azioni negoziate su sistemi multilaterali di negoziazione (che già devono spesso adottarla su base volontaria, come nel caso della negoziazione su Milan Euronext Growth) cui è data anche facoltà di adottare gli IAS/IFRS (art. 5). 

Viene “legificata” la nozione di società emittenti strumenti finanziari diffusi (art. 2325-ter c.c.). Sono emittenti azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante gli emittenti italiani non quotati in mercati regolamentati italiani i quali abbiano azionisti, diversi dai soci che partecipano in misura superiore al 3 per cento del capitale, in numero superiore a cinquecento che detengano complessivamente una percentuale di capitale sociale almeno pari al 5 per cento e superino due dei tre limiti indicati dall’art. 2435-bis, primo comma. Non si considerano emittenti azioni diffuse, le società le cui azioni siano soggette a limitazioni legali e quelle che si trovano in procedura concorsale liquidatoria. Sono emittenti obbligazioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante gli emittenti italiani di obbligazioni, anche relative a diverse emissioni in corso, di valore nominale complessivamente non inferiore a 5 milioni di euro e con un numero di obbligazionisti superiore a cinquecento.

Dematerializzazione di quote di s.r.l.-PMI. Per le sole s.r.l.-PMI (ancora una volta da distinguere rispetto alle PMI quotate) è ora prevista la possibilità di accedere ad un sistema di gestione accentrata di strumenti finanziari in regime di dematerializzazione (analogamente a quanto è possibile per tutte le società per azioni). La norma si esprime nel senso che le partecipazioni possono «esistere in forma scritturale» (art. 3). Se vengono emesse partecipazioni in forma scritturale, l’emittente deve istituire e aggiornare periodicamente il libro dei soci (di cui è tuttavia incerta la funzione di legittimazione, tanto all’esercizio dei diritti quanto alla circolazione). Questo regime di rappresentazione si affianca a quello codicistico, incentrato sul registro delle imprese e sui trasferimenti a mezzo del notaio o con sottoscrizioni digitali, e a quello opzionale previsto per le partecipazioni di s.r.l. offerte in crowdfunding, di cui all’art. 100-ter TUF. 

La lista del CdA. Viene introdotto un nuovo art. 147-ter.1 TUF (art. 12) che consente al consiglio di amministrazione uscente di una società quotata, se previsto da apposita previsione statutaria, di presentare una propria lista per il rinnovo dell’organo amministrativo, a condizione che: (i) il consiglio di amministrazione uscente deliberi sulla presentazione della lista con il voto favorevole di due terzi dei suoi componenti; (ii) la lista contenga un numero di candidati pari al numero dei componenti da eleggere maggiorato di un terzo. 

L’elezione degli amministratori, qualora sia presentata la lista dal consiglio di amministrazione, è subordinata ad un’ulteriore votazione assembleare con la quale è espressa la preferenza su ciascuno di essi. Qualora la lista consiliare prenda il maggior numero di voti, sono eletti amministratori coloro che abbiano preso il maggior numero di preferenze. Se la lista del c.d.a. è l’unica, tutti gli amministratori sono tratti da essa. Se vi sono altre liste, gli amministratori di minoranza sono estratti queste con criteri atti a garantire la pluralità della composizione dell’organo.

Voto plurimo e voto maggiorato. Nel tentativo di rendere maggiormente competitivo il mercato italiano rispetto ad altri paesi, limitando la migrazione di importanti società italiane verso altri centri finanziari, la Legge Capitali è intervenuta su una tematica molto dibattuta negli ultimi anni, da alcuni considerata un vero e proprio limite per il rilancio del mercato italiano, ovvero il voto plurimo e il voto maggiorato

Le nuove modifiche apportate dalla Legge Capitali si inseriscono in un percorso iniziato nel 2014 con il “Decreto Competitività” (poi convertito con L. n. 116/2014), che ha modificato il quarto comma dell’art. 2351 c.c. e il primo comma dell’art. 127-quinquies TUF introducendo, per le sole società non quotate, l’emissione di azioni a voto plurimo e, per quelle quotate, le azioni a voto maggiorato, segnando così il primo passo di allontanamento dal principio “one share-one vote

L’art. 13 della Legge Capitali modifica l’art. 2351, comma 4, c.c., incrementando il numero di voti massimi attribuibili ad ogni singola azione a voto plurimo, che inizialmente era di tre e che ora è innalzato fino a dieci. Per le società quotate resta fermo il divieto di emettere azioni a voto plurimo (che possono però essere mantenute se emesse anteriormente alla quotazione). Per queste è tuttavia possibile la maggiorazione del voto. La novella (art. 14 della Legge Capitali, che ha riformato l’art. 127-quinquies TUF) prevede l’attribuzione di un ulteriore voto per ciascun anno di mantenimento delle azioni nel portafoglio di un determinato azionista, fino ad un limite massimo di dieci voti per ogni azione (in passato il limite massimo era di due voti per ogni azione).  Il voto maggiorato si configura, dunque, come un istituto volto a premiare la fedeltà di un azionista nel lungo periodo.

Delega al governo per la riforma organica del testo unico della finanza. La Legge Capitali dà delega al Governo per la riforma organica del TUF dettando i seguenti principi e criteri direttivi:

«a) sostenere la crescita del Paese, favorire l’accesso delle imprese al capitale di rischio con particolare riguardo ai mercati regolamentati, favorire l’accesso delle piccole e medie imprese a forme alternative di finanziamento e la canalizzazione degli investimenti verso le imprese e rendere le imprese maggiormente attrattive per gli investitori internazionali;

b) aumentare la competitività del mercato nazionale e semplificare e razionalizzare la disciplina degli emittenti, ivi inclusi il relativo sistema sanzionatorio, la disciplina in tema di operazioni con parti correlate, anche con riferimento alle soglie di partecipazione, in linea con gli standard internazionali, e la possibilità di prevedere sistemi di moltiplicazione del diritto di voto, riducendo gli obblighi e gli oneri previsti a legislazione vigente;

c) facilitare il passaggio dalla quotazione nei mercati non regolamentati a quella nei mercati regolamentati;

d) rivedere le regole in materia di attività di investimento privato per favorirne la massima diffusione, garantendo la correttezza e l’adempimento degli obblighi informativi a tutela degli investitori;

e) semplificare le regole del governo societario anche tenendo conto delle regole previste dai codici di autodisciplina;

f) prevedere il riordino e l’aggiornamento della disciplina in materia di appello al pubblico risparmio, con particolare riguardo alle offerte al pubblico di titoli e alle offerte pubbliche di acquisto e scambio;

g) contemperare il livello degli oneri amministrativi imposti alle imprese con l’esigenza di assicurare l’efficienza, l’efficacia e la rilevanza dei controlli;

h) assicurare un sistema coerente e integrato dei controlli interni, eliminando sovrapposizioni o duplicazioni nelle funzioni e strutture di controllo e individuando altresì

adeguate forme di coordinamento e di scambio di informazioni per un più efficace contrasto delle irregolarità rilevate;

i) aggiornare il regime di responsabilità di cui all’articolo 24, comma 6-bis, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, tenuto conto della disciplina applicabile al sistema di vigilanza italiano nonché delle raccomandazioni e degli standard internazionali;

l) procedere a una complessiva razionalizzazione e al coordinamento del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo

7 settembre 2005, n. 209, e del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, per assicurare una maggiore coerenza e semplificazione delle fonti normative».

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